Casa Freccia

OCCHIO PER OCCHIO
La nostra visione del mondo

Dato che i nostri occhi sono posti in posizione molto "arretrata", abbiamo un angolo visivo monoculare di circa 170,5, per un totale di 341 (per gli umani e' di 180) in modo da consentire la vista su quello che accade anche alle nostre spalle (sempre all'erta...), ma siamo presbiti: abbiamo un campo visivo molto ampio, ma distinguiamo male la profondita'.

Negli umani, che hanno entrambi gli occhi puntati nella stessa direzione, la sovrapposizione dei due campi visivi e' molto ampia: viene interpretata dal cervello e il risultato e' la visione tridimensionale del mondo. Noi conigli scontiamo l'enorme campo visivo generale che ci serve a sfuggire ai nemici (molti nemici, molto onore...) con un campo di sovrapposizione piccolissimo: i campi visivi dei due occhi si sovrappongono soltanto in 10 davanti al muso e 9 dietro alla testa ma *lontano* dal corpo: invece, gli stessi angoli ma immediatamente davanti al muso e immediatamente dietro alla testa formano due piccole zone "cieche": per questo se avvicinate la vostra mano direttamente davanti al nostro muso avremo bisogno di sentire il vostro odore per riconoscervi (proprio come succede ai cavalli, che non vanno avvicinati direttamente davanti proprio per lo stesso motivo).
I gatti, invece, per fare un esempio, hanno un campo visivo monoculare di 80, un campo visivo binoculare di 120 (hanno bisogno di una percezione precisa delle profondita' perche' sono predatori e devono...prendere quello che mangiano!) e una zona cieca di 80 dietro alla testa.

Ci sono altri modo per valutare la distanza: ad esempio, il tremolio degli oggetti piu' lontani ("blurring") e la stima della parallasse, cioe' il muovere la testa su e giu' o di lato quando guardiamo un oggetto fisso, come se lo "scannerizzassimo": se un oggetto e' piu' vicino, sembrera' muoversi piu' di un oggetto lontano: cosi' possiamo fare una stima della distanza per discernere la profondita' (lo fanno anche gli uccelli).
E chiamateci scemi!

Inoltre, a differenza degli umani e di altri mammiferi, la nostra pupilla non ha una grande capacita' di ingrandirsi e restringersi, motivo per cui vediamo maluccio se esposti in pieno sole o a luci molto intense. Questo perche' siamo animali crepuscolari, e non notturni, e siamo attivi all'alba e al tramonto, quando la luce e' fioca ma non e' proprio buio: a differenza di animali prettamente notturni, noi conigli non abbiamo il tapetum lucidum, la struttura iridescente della coroide che amplifica la luce quando penetra nell'occhio. Quindi, al buio completo non vediamo bene come i gatti.
Di conseguenza, la visione dei conigli e' in un certo senso "sgranata" e noi vi riconosceremo dalla vostra "forma" e dal modo in cui vi muovete piuttosto che dai dettagli del vostro viso. Se entrate nella stanza portando qualcosa di abbastanza grande da alterare la vostra forma, potremmo anche non riconoscervi e spaventarci!

Per quanto riguarda la capacita' di distinguere i colori, dato che nella retina abbiamo i coni sensibili soltanto a due colori, alcuni scienziati sostengono che noi siamo in grado di distinguere solo fra il blu e il verde, anche se probabilmente vediamo i colori in modo differente da voi.

Un'altra cosa da ricordare e' la presenza della "terza palpebra" (l'umana dice che non c'entra col terzo occhio...): la membrana nittitante e' presente in moltissimi animali (uccelli, rettili, anfibi, ecc.) e ha la funzione di proteggere l'occhio. Nei conigli albini la membrana e' particolarmente visibile e si vede perfettamente scendere quando il coniglio e' spaventato. Nei conigli, la membrana nittitante serve anche a tenere umido l'occhio, cosa che spiega perche' i conigli sbattano le palpebre soltanto 10-12 volte in un'ora.

Fonti:

  • Frances Harcourt-Brown, DVM, "Textbook of rabbit medicine", Butterworth-Heinemann, 2002
  • Paul Flecknell, DVM, "Manual of rabbit medicine and surgery", British Small Animal Veterinary Association
  • Monika Wegler, "Le lapin nain", Hachette, 1991
  • Meg Brown, Virginia Richardson, VetMB,"Rabbitlopaedia", Ringpress Books, 2000