Casa Freccia

ALLATTAMENTO E SVEZZAMENTO

scritto con la gentile collaborazione di Minigì e del ragionier Oreste Brûxaboschi

I coniglietti sono nidicoli, cioè nelle prime due settimane di vita non cercano di uscire dalla loro tana, anche perchè nascono completamente nudi, ciechi, sordi e incapaci di regolare la propria temperatura corporea: necessitano quindi di un ambiente molto caldo (circa 27°) o rischieranno di ammalarsi gravemente di polmonite: se vedete uno dei coniglietti neonati fuori dal nido, rimettetelo subito dentro: non sarà mai in grado di farlo da solo, la madre non potrà aiutarlo e lui rischierebbe di morire di ipotermia.
Se non avete una grande confidenza con la coniglia (magari perchè anche voi vi occupate di trovatelli), non toccate direttamente il nido o i piccoli: un odore diverso potrebbe infastidire la madre, spingendola a disinteressarsi dei piccoli: utilizzate (per controllarli o per spostarli) un cucchiaio di legno.

La coniglia non è una madre particolarmente prodiga ed affettuosa se paragonata ad esempio alla gatta: allatta i suoi piccoli solo una o due volte al giorno, impiegando circa 5 minuti, solitamente di notte o di primissima mattina, poi si allontana dal nido, anche se lo tiene sempre sotto controllo da lontano (retaggio della vita selvaggia: questo sistema evitava di attirare i predatori), quindi è possibile che gli umani non riescano a vedere il momento del pasto: capita spesso che coniglietti perfettamente sani e ben nutriti vengano creduti in pericolo. Se vedete che i coniglietti dormono tranquilli e che sono "lisci" e grassottelli (attenzione, non gonfi!), va tutto bene.
Dopo la poppata, la madre mangia le feci in modo da tenere pulita la tana. I coniglietti emergono dal nido di pelo solo per urinare: sono in grado di farlo sin dalla nascita e non hanno bisogno dello stimolo della lingua materna per evacuare).
Se i coniglietti sono irrequieti, si agitano nel nido e appaiono "grinzosi" (segno di carenza di idratazione), allora effettivamente non hanno cibo a sufficienza; purtroppo, se i piccoli non prendono il latte nei primissimi giorni di vita, le possibilità di sopravvivenza, anche con l'alimentazione artificiale, sono veramente scarse: infatti, il latte prodotto nei primi giorni dalla madre, il colostro, è estermamente ricco di anticorpi, importantissimi, anzi, indispensabili per i coniglietti: difficilmente i piccoli riusciranno a sopravvivere senza aver assunto il colostro.
Potete provare, se avete confidenza con la coniglia, a sostenere con la vostra mano il piccolo quando la madre si avvicina al nido (sempre che vi permetta di assistere alla poppata), in modo da assisterlo nei primi tentativi di poppata: poi dovrebbe farcela da solo. Per minimizzare i rischi di cannibalismo, passate ripetutamente la mano sul pelo della madre, prima di toccare il piccolo, o, se non siete particolarmente schizzinosi, nella lettiera.
Se doveste trovarvi con un piccolo orfano o con una madre senza latte, la cosa migliore sarebbe affidarlo ad un'altra madre che allatta.
I coniglietti neonati sono unici nel mondo animale in quanto il loro tratto GI rimane assolutamente privo di batteri utili nelle prime 3 settimane di vita, anche se il latte materno ha un pH di 5-6,5.
Questo pH dovrebbe consentire lo sviluppo e la riproduzione dei microorganismi: nel latte dei conigli, invece, si trova una molecola particolare, l'olio lattico o "olio del latte", che impedisce la sopravvivenza dei batteri nei coniglietti in lattazione. Un coniglietto orfano nutrito con latte "alternativo" non svilupperà questo olio lattico e mostrerà probabilmente una maggiore sensibilità alle infezioni.
In caso di effettiva necessità, cioè se il coniglietto ha preso il latte materno almeno per quattro o cinque giorni, si può ricorrere al latte utilizzato per gli agnelli (reperibile nei consorzi agrari) o al latte di capra; il latte in polvere per gattini e cagnolini (Lactol o simili) resta l'ultima spiaggia. Ricordate sempre che questi saranno comunque soltanto ripieghi, e non l'alimentazione ottimale: il latte di coniglio, a differenza degli altri, ha un bassissimo contenuto di lattosio e di zuccheri.
La dose va da circa 5-10 ml. di latte (a una settimana di vita) fino a 30 ml. (a quattro settimane) suddividendo il latte in 3-5 pasti quotidiani, a causa delle differenze di composizione del latte "alternativo". Si puo' usare un poppatotio per gattino o una siringa senza ago, facendo *molta* attenzione a lasciar succhiare il piccolo, senza introdurre il latte premendo con lo stantuffo, o si rischia di soffocarlo. NON tenetelo "ribaltato" durante questa operazione, ma con il naso parallelo al terreno (o alle vostre gambe), per minimizzare il rischio di aspirazione del liquido nel tratto respiratorio. E' meglio somministrare una dose minima di latte e aspettare che il coniglietto l'abbia inghiottita prima di fornirne altro.
E' *importantissimo* utilizzare sempre solo siringhe bollite o sterili, proprio per la particolare vulnerabilità di questi orfanelli alle infezioni intestinali a causa della carenza di olio lattico.
Se vi trovate ad occuparvi di coniglietti orfani che però abbiano assunto il latte materno almeno per 10-15 giorni, potete nutrirli con omogeneizzati alle verdure per neonati, che non contengano però legumi o patate (o almeno con una bassissima percentuale di queste ultime), ma soprattutto senza zucchero o senza dolcificanti artificiali. Potete tranquillamente sostituire gli omogeneizzati con frullate di verdura fatte da voi, scegliendo, per prepararle, carote, sedano e finocchi. NON date loro latte, di nessun tipo: se hanno preso il latte materno almeno per due settimane, l'introduzione nella loro dieta di un latte differente potrebbe creare problemi digestivi davvero seri!
Quando saranno in grado di mangiare cibi più consistenti, aggiugete alla loro dieta, nell'ordine, fieno (erba medica secca o tarassaco, anche fresco, a volontà), erbe e/o verdure fresche e, per ultimi, pellettati di ottima qualità senza coccidiostatico (é un *farmaco*!! Non va usato se non e' necessario!). E' molto importante scegliere con attenzione il cibo con cui effettuare lo svezzamento, perchè è un momento molto delicato: i cuccioli più sani, con meno problemi gastrointestinali che noi conosciamo sono quelli che hanno cominciato a mangiare il fieno e le verdure (per ultimi, i pellettati senza coccidiostatico) di loro spontanea volontà, nel momento che *loro* ritenevano opportuno.
Il pelo comincia a crescere intorno al 7° giorno di vita. Gli occhi e le orecchie si aprono intorno al 9-11 giorno di vita (prima gli occhi), momento nel quale anche le orecchie cominciano ad essere portate dritte (anche negli Arieti!). A 15 giorni circa il pelo da infante è completamente cresciuto e cominciano i primi tentativi di uscire dal nido e di pulizia personale. Iniziano anche a mangiucchiare il fieno. Se la madre è abituata (come dovrebbe) a mangiare verdure fresche, saranno gli stessi piccoli a decidere quando cominciare a mangiucchiarle: cercate possibilmente di tagliarla a pezzi piccoli (soprattutto le carote) per facilitarli.
A tre settimane circa inizia la coprofagia, cioe'...i piccoli cominciano a mangiare i cecotrofi della madre: saranno in grado di ingerire i proprio solo intorno ai 20 giorni di vita.
A 4-5 settimane cominceranno a mangiare pellets per cuccioli di ottima qualità *senza coccidiostatico* .
Dopo circa un mese e mezzo/due la madre si disinteressa dei piccoli e può anche arrivare a scacciarli ferocemente (soprattutto le femmine). I maschi vanno comunque separati dalla madre.
I conigli appartenenti a razze piccole, come i nani, maturano sessualmente intorno ai 3 mesi- 3 mesi e mezzo, mentre le razze piu' grandi arrivano alla maturazione intorno ai 5-7 mesi. Indicativamente, il coniglio raggiunge la maturita' sessuale quando raggiunge l'80% delle suo peso-dimensione da adulto.